purtroppo quest’anno nuovo non ho più, no,
a chi telefonare verso le tre di notte
certo di trovarla, nelle settimane
addosso a natale e Capodanno, quasi in mezzo ad una festa.
rimango il solo ad impiastrarsi contro al gelo pedalando
adagio, ancora autunnali i panni, per non
correre il rischio di polverizzarmi in
sfavillii di brina. gli altri le altre
dormono, o al limite chiacchierano, in un caldo di letto, adesso.
il rettangolo dell’esistenza per me adesso
poggia sul lato minore, da cui spazia per svilupparsi in altezza. ma,
meglio dichiararselo subito, pago doppio
al rientro tardo, trovarmi abitudinariamente assuefatto a
queste cercate con irrequietezza appassionata isole
* * *
per strada ho iniziato a pedalare velocemente, e il freddo
che mi svolazzava addosso voleva devastarmi,
ho capito in quel momento quanto andassi incontro alla
tua assenza fino a catturarne l’intero.
uscito man mano dalla giornata
degli altri, riguadagnavo dietro casa
una parete di calce nottambula dove fermarmi
vedere che la luna quasi intera restituiva pace opalescente a strati di
nuvole immobili e diradate. mi abituavo ai colori nuovi
della notte, confuso nel suo repertorio il mio
cappotto blu indosso, al suo puntillio
di pochi astri in convegno attonito nell’aria smorzata soffusa d’aloni
appena iridescenti e appiattiti lungo le
ciglia dei monti, al nostro marte, rosso così grande nel suo
poliedro di raggi
con la fissazione d’una telepatia in ascolto e le parole
sono rimaste per sempre là dove transitavo per fare
arcobaleno svaporando attorno a quel chiarume che cresceva
secondo il canone di un abbaglio madreporico e progressivo dai
fruscii della terra smossa o lungo il dorso delle foglie lucide.
certo che è bella la notte, così immobile, come abbandonare
la guancia sulla spalla di una ragazza
l’albero, immobile, teneva ancora qualche cartoccio di foglia tra le mani
che ordine ha tutto questo, mio Dio?
forse, vero?, hai fatto questo con lo scompiglio
che è passato, per esempio, nei nostri alveoli –
non so comprendere quanto poco tempo sia trascorso. andiamo.
da: Ciclo di S**, in M.Bertasa, Avvisaglie anarchiche, libello edito in proprio,1994 — revisione 5-6 gennaio 2009