lettura performativa (1 evento)

Mer 22 aprile 2009 – ore 21.00
Brugherio (MI) – Sala Conferenze della Biblioteca,
via Italia 27

Poesia in quattro quadri
con Maria Grazia Calandrone, Francesco Marotta, Lello Cassinotti
e un omaggio a Filippo De Pisis in una performance di Mario Bertasa

Nell’ambito della rassegna PoesiaPresente 2009
Poesia contemporanea in Monza e Brianza
ciclo "Poesia da immaginare" - http://www.poesiapresente.it/
in collaborazione con
Assessorato alla Cultura del Comune di Brugherio
Biblioteca Civica di Brugherio e ArtEventualeTeatro

(ancora sui moscerini)

[da Sonetti ipercaudati di circostanza e d’occasione]
non meglio David stramazzò Golia
né Ulisse il palo ardente ficcò
al Ciclope monocolo né Pollicino
vendicò l’orco cristianuccio
con maggiore speditezza che codesto
kamikaze Cecidòmide sotto ciglia
infilzàtomisi che biciclettàvomi
facendomi perdere l’equilibrio necessario
il gesto della mano tòltasi dal manubrio
per portarsi all’occhio azzeccato
è stato normale conoscere la scabrosità
dell’asfalto e il peso dell’ecologico
veicolo moltiplicato per due roteazioni
cecidòmide insettino da due millimetri
tu muori e con te io rovino
tu in una lacrima io per una lacrima
in piena pista cic
labile
tu in fuga dal tuo caro ulivo io malconcio ma vivo




in realtà l’incidente qui evocato, occorso al tramonto
di giovedì 23 ottobre 2008, si è concluso in sella al mezzo
ma è accaduto nel medesimo luogo dove mesi prima
per distacco del cestino della spesa non ero rimasto in sella
‒ da qui il montaggio in una sola storia di due ricordi distinti
legati dalla Cecidomia delle olive (Prolasioptera berlesiana)










altri due testi di un possibile Ciclo del moscerino
si leggono sul blog La poesia e lo Spirito:


Il moscerino della frutta


Il riciclo domestico dell'organico domestico

[primi giorni del 1991]

purtroppo quest’anno nuovo non ho più, no,
a chi telefonare verso le tre di notte
certo di trovarla, nelle settimane
addosso a natale e Capodanno, quasi in mezzo ad una festa.
rimango il solo ad impiastrarsi contro al gelo pedalando
adagio, ancora autunnali i panni, per non
correre il rischio di polverizzarmi in
sfavillii di brina. gli altri le altre
dormono, o al limite chiacchierano, in un caldo di letto, adesso.
il rettangolo dell’esistenza per me adesso
poggia sul lato minore, da cui spazia per svilupparsi in altezza. ma,
meglio dichiararselo subito, pago doppio
al rientro tardo, trovarmi abitudinariamente assuefatto a
queste cercate con irrequietezza appassionata isole


* * *


per strada ho iniziato a pedalare velocemente, e il freddo
che mi svolazzava addosso voleva devastarmi,
ho capito in quel momento quanto andassi incontro alla
tua assenza fino a catturarne l’intero.
uscito man mano dalla giornata
degli altri, riguadagnavo dietro casa
una parete di calce nottambula dove fermarmi
vedere che la luna quasi intera restituiva pace opalescente a strati di
nuvole immobili e diradate. mi abituavo ai colori nuovi
della notte, confuso nel suo repertorio il mio
cappotto blu indosso, al suo puntillio
di pochi astri in convegno attonito nell’aria smorzata soffusa d’aloni
appena iridescenti e appiattiti lungo le
ciglia dei monti, al nostro marte, rosso così grande nel suo
poliedro di raggi
con la fissazione d’una telepatia in ascolto e le parole
sono rimaste per sempre là dove transitavo per fare
arcobaleno svaporando attorno a quel chiarume che cresceva
secondo il canone di un abbaglio madreporico e progressivo dai
fruscii della terra smossa o lungo il dorso delle foglie lucide.
certo che è bella la notte, così immobile, come abbandonare
la guancia sulla spalla di una ragazza

l’albero, immobile, teneva ancora qualche cartoccio di foglia tra le mani

che ordine ha tutto questo, mio Dio?
forse, vero?, hai fatto questo con lo scompiglio
che è passato, per esempio, nei nostri alveoli –
non so comprendere quanto poco tempo sia trascorso. andiamo.





da: Ciclo di S**, in M.Bertasa, Avvisaglie anarchiche, libello edito in proprio,1994 — revisione 5-6 gennaio 2009

verso il progetto "In un parco impervio"

mi sono scoperto
(qual'era la ragione della copertura)
[20.42 ora legale] seguire dal vagone
infilo nelle pupille un sole
che si volta indietro a cielo coperto
lo stesso che quasi sei mesi fa [16.28 ora solare]
(cos'è successo in questi sei mesi)
attendevo calare a soffî perché non si sfuocasse azzurro
acquerello in punta d'Appennino dall'autostrada costiera
io tronfio del desiderio di penetrarne la pupilla
invaghito allora d'altre iridi aculee — mi ricucivano retina e coscienza
................................................aggrovigliato il desiderio nella cruna
oggi dalle stesse spesso osservato oggi, lo stesso sole, l'identico
................................................................tramonto post-variabile
che in un proverbio da certe parti segna bel giorno il giorno dopo


2.
un giorno prenoterò un jet verso Ovest
che viaggi alla velocità della rotazione terrestre
per ottenere un fermo immagine del sole al tramonto

biblioluzione 00

da una tipografia ti scrivo

caro lettore come vorrei ti assordasse
in questo momento lo scroscio delle rotative
potrei sentirti più vicino a me che bazzico
tipografie in quanto orfano per editoricidio
guardarti negli occhi mentre respiriamo entrambi
esalazioni di acetati inchiostri carte patinate
(con un grezzo software, e il manuale dell’ottimo Bringhurst,
ho eluso anche la sorveglianza del grafico
potremmo rimanere indisturbati a contemplare
il muletto che si aggira tra banchi lastre refilatrici
sognando un testo che cresce tra le nostre mani
una volta uscita di là preferirà il silenzio
questa pagina fragrante o al limite sopporterà
il brusio di ventoline e hard disk o lo sfarfallio
dello schermo ultrapiatto che cosa ne sa un lettore
industrie editoriali redazioni litostamperie
libri elettronici formati eppure in piena biblioluzione
ho un gran bisogno di immaginare che le tue pantofole
lettore dei miei stivali possano finalmente raffreddarsi
accanto alla poltrona perché mi sarai venuto
a cercare qui in mezzo al bailamme totale
dove si rimiracola il moltiplicarsi, da poche, delle parole